I marketers sottovalutano il passaparola - Mug Agency
I marketers sottovalutano il passaparola

I marketers sottovalutano il passaparola

Sempre più spesso i marketers sottovalutano il passaparola, dirottando investimenti e sforzi verso altri canali e piattaforme che, però, performano peggio.

La società di marketing e comunicazione aziendale R.R. Donnelley & Sons (RRD) ha di recente pubblicato uno studio che rivela che i canali di marketing tradizionali, tra cui il passaparola, l’e-mail marketing e la segnaletica in negozio, sono sottovalutati dai professionisti del marketing. RRD ha stipulato un contratto con FINN Partners nel luglio 2021 per intervistare 250 professionisti del marketing e 1.000 consumatori negli Stati Uniti e nel Regno Unito. I sondaggi sono stati condotti online e i dati sono ponderati per essere rappresentativi a livello nazionale.

Lo studio che dimostra che i marketers sottovalutano il passaparola

Lo studio rivela differenze significative tra le strategie di marketing progettate da agenzie e professionisti e ciò che i consumatori effettivamente dicono che li influenza nella propria costruzione della consapevolezza del brand e le loro decisioni di acquisto.

Ad esempio, il 28% dei consumatori intervistati ha affermato che il passaparola è il metodo preferito per conoscere un nuovo marchio, prodotto o servizio. Di contro, solo un misero 4% dei marketer ha identificato il passaparola come una preferenza del consumatore.

Il 55% dei consumatori intervistati ha scoperto un nuovo marchio, prodotto o servizio nell’ultimo anno grazie al passaparola. Quella scoperta è arrivata ben prima di altri mezzi.

Il ritorno del marketing tradizionale

Un esempio? Il 21% dei professionisti del marketing è convinto che gli utenti utilizzano Snapchat per scoprire nuovi marchi. Invece, solo il 7% dei consumatori è d’accordo con questa visione.

Un altro capitolo interessante riguarda il mondo dell’influencer marketing. Un sorprendente 82% dei marketer crede che gli influencer guidino gli acquisti dei consumatori. Ma la realtà è che solo il 26% dei consumatori afferma che gli influencer li rendono più propensi ad acquistare nuovi prodotti o servizi. Secondo Brain Walker, chief strategy officer di Bloomreach, gli influencer possono svolgere un ruolo chiave nell’acquisizione di clienti che non hanno familiarità con i tuoi prodotti o il tuo marchio. Tuttavia, è fondamentale che le strategie di influencer siano seguite da una strategia di fidelizzazione e riattivazione incentrata sulla personalizzazione e sull’ottimizzazione del coinvolgimento dei clienti.

Lo studio ha anche rivelato che il passaparola ha un rapporto ricerca-acquisto più elevato (40%) rispetto ai social media (30%), all’advertising online (27%), o agli annunci sulla carta stampata (16%).

In un anno tumultuoso e impegnativo, i consumatori hanno abbracciato i metodi di marketing tradizionali mentre cercavano di scoprire, ricercare e infine acquistare da nuovi marchi“, ha affermato John Pecaric, presidente di RRD Marketing Solutions and Business Services.

Il passaparola

Altrimenti detto Word of Mouth è una delle più antiche tecniche di marketing. Niente di più facile: una persona racconta ad altre la sua esperienza di acquisto, di consumo, di esperienza. Se lo fa mettendo in evidenza i vantaggi e i benefici riuscirà a persuadere i suoi interlocutori che rimarranno incuriositi e probabilmente vorranno percorrere le stesse scelte. Una potente leva persuasiva non mediata da influencer, spot pubblicitari o altri mezzi di comunicazione. Un mezzo one-to-one naturale e spontaneo che le aziende non possono non tenere in considerazione.

Come le aziende possono innescare il passaparola

Visto che i marketers sottovalutano il passaparola, cerchiamo di cambiare rotta! Prima di tutto occorre individuare i clienti più affezionati e fidelizzati. In secondo luogo, bisogna fornire loro i giusti strumenti affinché possano condividere le loro opinioni e agevolare la condivisione della propria esperienza. Stiamo parlando di veri e propri brand advocate, ossia consumatori felici e soddisfatti che non cambierebbero mai azienda perché in quell’azienda si riconoscono da un punto di vista prima di tutto valoriale.

Chiediamo ai nostri clienti una recensione
Sono sempre in aumento gli utenti che prima di qualsiasi scelta di acquisto vanno a sbirciare sulle varie piattaforme le recensioni e le opinioni di altri clienti. Hotel, ristoranti, prodotti, esperienze: gli utenti non vogliono sbagliare e si affidano a sconosciuti per valutare un’azienda.

Veicoliamo contenuti (davvero) di valore
Producendo contenuti inediti, informativi, interessanti per la nostra audience diamo ai nostri brand advocate degli strumenti per comunicare con la propria cerchia di conoscenza. Non racconteranno loro di quant’è buono o bello un prodotto ma come ‘è stato fatto, da chi è stato prodotto, il suo eventuale basso impatto ambientale.

Personalizziamo l’esperienza dei nostri clienti

Un’altra tendenza del marketing contemporaneo riguarda la personalizzazione. Gli utenti oggi vogliono sentirsi unici e speciali. Dobbiamo allora accontentarli regalando loro degli omaggi, facendogli vivere esperienze speciali, personalizzando la comunicazione a loro rivolta. Quando lo facciamo ricordiamoci di fare il regalo anche per i conoscenti dei nostri clienti. Il buon vecchio member-get-member funziona e anche molto bene! “I retailers stanno riconoscendo che coloro che si sono concentrati sulle esperienze personalizzate sono quelli che stanno vincendo in questa era di crescita del commercio digitale“, ha osservato Brian Walker.

Investiamo sull’e-mail marketing
Lo studio dimostra che il 51% dei consumatori è stata più entusiasta di ricevere una e-mail o una newsletter dal proprio brand nell’ultimo anno rispetto allo scorso anno. Questo data cambia in base all’età anagrafica dei destinatari dei messaggi informativo o promozionali. Infatti, sono più felici di ricevere comunicazioni dalle aziende la Generazione Y (65% di gradimento), la Generazione Z (57% di gradimento) e la Generazione X (53% di gradimento). Sono i baby boomer i più infastidi dalla ricezione di newsletter o altre comunicazioni commerciali (36% di gradimento).

Leggi il report completo di RRD.

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