Eliminare l'anonimato dai social con il documento di identità - Mug Agency

Eliminare l’anonimato dai social con il documento di identità

Nell’era dei social media il problema dell’anonimato dei profili che utilizzano piattaforme di social network, sembra essere diventato impellente.

Quest’anno Internet ha compiuto 50 anni e, nel corso di questo mezzo secolo, il prezioso strumento che collega ogni giorno tutto il globo ha compiuto passi da giganti. Altrettanti, però, ne ha fatti indietro.

L’avvento dei profili social, infatti, ha portato alla luce storie di odio e bullismo online senza precedenti. Per chi lavora a contatto con l’Internet tutti i giorni, episodi come questi sono pane quotidiano. Web agency, influencer, esperti di social media e digital marketing visualizzano e si scontrano con questa realtà senza, alle volte, poter fare nulla di concreto.

E se dietro l’anonimato sui social si nascondono persone cariche di sentimenti e risentimenti negativi, come possiamo combattere il fenomeno dilagante del cyberbullismo?

Come agenzia di comunicazione, la proposta che recentemente è stata fatta dai renziani di Italia Viva non ci ha lasciato indifferenti. Lungi dall’esprimere una posizione politica, cerchiamo di dare una nostra visione sulla faccenda.

Nell’Ottobre di quest’anno Luigi Marattin, deputato di Italia Viva, aveva twittato:

Da oggi al lavoro per una legge che obblighi chiunque apra un profilo social a farlo utilizzando un documento d’identità. Poi prendi il nickname che vuoi (perché è giusto preservare quella scelta) ma il profilo lo apri solo così

Quello che subito salta all’occhio è il fatto che se una proposta del genere dovesse diventare legge, allora si metterebbero a rischio i dati sensibili di milioni di utenti, senza contare che ci troveremmo a vivere in uno Stato Social di Polizia.

L’anonimato, infatti, non sempre coincide con parole quali bullismo e odio. Molte volte ci sono casi in cui persone devono necessariamente ricorrere all’anonimato per proteggere la propria privacy e la propria incolumità nel mondo dei social.

L’impegno, forse, dovrebbe concretizzarsi in politiche che offrano strumenti e servizi per sensibilizzare ed educare al problema dell’odio e del bullismo che si nasconde dietro l’anonimato oppure a punizioni civili e penali verso chi offende, minaccia e utilizza un tono violento nelle conversazioni online.

Crediamo che come web agency siamo chiamati a proporre soluzioni che incentivino gli utenti, soprattutto quelli legati a tematiche del genere, a combattere il fenomeno del cyberbullismo con contenuti mirati.

In linea con i propri valori, ogni agenzia di comunicazione dovrebbe impegnarsi nel proprio piccolo affinché la sensibilizzazione nei confronti di temi così delicati passi attraverso un’informazione e anche un esempio continuo, per far comprendere quanto la pratica dell’odio e del bullismo attraverso i social media sia sbagliata.

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