La politica ai tempi del web: Facebook dichiara guerra alle fake news

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In vista delle prossime elezioni presidenziali (che si terranno il prossimo anno), il social media più famoso ed utilizzato del mondo ha deciso di attuare una serie di restrizioni e di ‘aiuti’ nei confronti degli utenti per garantire la massima trasparenza. Facebook, infatti, marcherà come ‘inaffidabili’ le pagine monitorate da fact-checker indipendenti.

Questi nuovi tools, quindi, penalizzeranno pagine e gruppi che si ostinano a pubblicare e a incrementare la condivisione di fake news. Sulla newsroom di Facebook si legge: ”Se pagine, domini o gruppi condividono ripetutamente informazioni errate, continueremo a ridurre la loro distribuzione complessiva e imporremo restrizioni sulla capacità della pagina di fare pubblicità e monetizzare”.

Le notizie false verranno etichettate visivamente anche su Instagram, restituendo all’utenza spiegazione e correlazione dei fatti. Nel momento in cui un utente ne tenterà la condivisione, insomma, Facebook lo informerà della falsità tramite un popup. Ma c’è di più: il social media monitorerà la provenienza delle notizie e, nel caso ci fossero media o editori che sono totalmente o parzialmente sotto il controllo editoriale del loro governo, queste verranno etichettate come ‘media controllati dallo stato’.

Ancora, Zuckerberg ha annunciato di voler introdurre un meccanismo per tracciare le spese dei candidati presidenziali in modo da mostrare quanto hanno speso i politici. Infine, si prevede di aumentare la protezione degli account Facebook e Instagram dei candidati, dei funzionari eletti e dei loro team tramite il programma Facebook Protect.

La notizia è arrivata lo stesso giorno in cui Mark Zuckerberg aveva annunciato di aver rimosso un numero cospicuo di account russi che attaccavano gli elettori americani su Instagram. Bollare le pagine come fake news, quindi, rientra nella seconda parte del suo piano per arrivare alle elezioni presidenziali del 2020 senza interferenze.

L’obiettivo è quello di aumentare la trasparenza dei contenuti condivisi attraverso una serie di misure che abbiamo appena elencato, soprattutto alla luce di alcune polemiche che hanno visto Zuckerberg al centro del mirino. Alcuni candidati presidenziali, come Joe Biden ed Elizabeth Warren, hanno accusato il creatore di Facebook di ‘avallare’ le fake news e le menzogne espresse da alcuni candidati durante la campagna elettorale. Ma Zuckerberg aveva risposto che il social media ha solo creato delle strade alternative per la libertà di espressione che non dovrebbero essere chiuse.

Nell’era in cui la società si sente spiata e influenzata dal mondo del web, risulta difficile però capire dove finisce la libertà di espressione e dove iniziano propagande razziste, sessiste, antireligiose e di incitamento all’odio in generale. Quello che ci auguriamo è che strumenti di condivisione di notizie che fanno il giro del mondo in maniera simultanea, aiutino la società nell’individuare per lo meno propagande ideologiche e a condannarle.