Giornata Internazionale della Poesia ‘Connessa’

Papà 2.0 – Mug Agency Guest Blog
16 marzo 2018
L’evoluzione del Fitness in chiave digital – TALK AND RUN
27 marzo 2018

La Giornata Internazionale della Poesia, celebrata per la prima volta il 21 marzo del 2000 è stata istituita per riconoscere all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo e della comprensione interculturale della diversità linguistica e culturale, della comunicazione e della pace.

 Ma come si fa, nella società della condivisione estrema a conciliare l’intimità della poesia?

In tale paesaggio di esibizionismo isterico, quale può essere il posto della più discreta delle arti, la poesia?
Eugenio Montale, durante il discorso per il Nobel, nel 1975, iniziava a interrogarsi su come i nuovi media avrebbero cambiato le dinamiche dei pensieri, delle parole, della comunicazione.

Lo scrittore, Giuseppe Conte, in un articolo (“Ma la poesia non sempre deve essere popolare”, su Il Corriere della Sera, 15/01/2003), afferma che “La poesia è molto più che forma, molto più che un paio di pagine scritte in versi… è nella musica, vecchia e nuova, nell’arte, nei romanzi, nel cinema, anche nei videogiochi, purchè tutto ciò sia ispirato da veri sentimenti, piuttosto che da analisi di mercato; è insomma nel nostro linguaggio, nelle nostre idee, nei nostri pensieri, è nella vita di tutti i giorni…

La poesia nel 2000 è nel “Raining Poetry”, il progetto street art che porta la poesia sulle strade di Boston. E la si può leggere solo se piove con l’ausilio di uno spray biodegradabile che vanisce in sei-otto settimane. La poesia nel 2000 è nel cinema. In film come “Paterson” “Neruda” e “Il giovane favoloso”. La poesia nel 2000 è nelle piattaforme web. Il sito “Interno Poesia” sfrutta il “crowdfunding”, cioè il finanziamento tramite donazioni online dei lettori, per lanciare e sostenere le raccolte di autori conosciuti e non.

La poesia nel 2000 è sui social. É negli Instapoets, le nuove star della poesia su Instagram e Facebook. Snobbati spesso dai puristi del genere e accusati di rappresentare la deriva della poesia contemporanea, questi poesi ‘connessi’ hanno reso pop argomenti altrimenti inacessibili ai più. Hanno reso virali dei versi poetici, hanno creato nuovi hashtag. Non solo selfie e meme, su Instragram Rupi Kaur posta versi che affrontano la tematica della violenza sulle donne. Lang Leav della dolorosa condizione di rifugiato e di migrante. Tyler Knott pubblica poesie d’amore scritte con una macchina da scrivere d’epoca, che  scannerizza e posta sui social.

Tra gli italiani spicca, Guido Catalano. Le sue poesie sono molto facili e spesso spiritose, del tutto accessibili anche a chi non è abituato a leggere versi.

La poesia quindi non muore, ma si traduce, si declina in altre forme, si rinomina. Diventa canzone, film, mail, sms, link, post. Cambia modalità di stesura e promozione. Si connette. Si ricolloca in una nuova dimensione. Ma resta universale e atemporale. Ci apparterrà in un tempo indefinito l’emozione nel leggere il Sonetto XVII di Pablo Neruda: 
Ti amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima