Fake news: il caso dell’eutanasia di Noa

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Recentemente, vi abbiamo parlato del nostro impegno nel combattere il preoccupante fenomeno delle fake news. Poche settimane fa abbiamo infatti partecipato al Convegno promosso da IRASE Nazionale, in collaborazione con IRASE Frosinone e l’Università di Cassino, parlando dell’importanza dell’alfabetizzazione dei giovani della generazione Z al fine di rendere gli ambienti digitali luoghi sicuri da un lato, e in cui l’informazione sia il più possibile di qualità dall’altro. Qui potete guardare il nostro intervento in versione integrale.

A riconferma di quanto il web divulghi e propaghi contenuti falsi, non verificati, puntando più al sensazionalismo che alla reale informazione, c’è un episodio accaduto la scorsa settimana. Stiamo parlando della triste storia di Noa Pothoven, una giovane ragazza olandese che si è lasciata morire volontariamente per porre fine alle sue sofferenze.

Ma andiamo per punti. Noa ha subito ripetutamente violenze e aggressioni sessuali quando era bambina. Da quel momento questa bellissima ragazza olandese è caduta in uno stato di depressione acuta, perdendo interesse nei confronti della vita. Il dolore di quelle violenze era per lei impossibile da superare.

In Italia, nel giro di poche ore, è iniziata a circolare la notizia che l’Olanda aveva concesso a Noa l’eutanasia, dando origine ad un vortice di polemiche in cui migliaia di utenti si sono arrogati il diritto di esprimere opinioni sulla sacralità della vita e su uno Stato, quello olandese, assassino.

Tralasciando le opinioni personali in merito all’eutanasia legale, quello che ci interessa sottolineare in questa sede è la viralità di una notizia semplicemente falsa. È vero che nei Paesi Bassi l’eutanasia è legale, anche se per i disturbi mentali e per i minorenni viene concessa solo in condizioni precise.

A Noa non è stata concessa. Noa è morta perché ha smesso di mangiare e bere per abbandonare questa vita. E lo aveva addirittura spiegato sul suo profilo Instagram “Pensano che io sia troppo giovane per morire. Pensano che dovrei completare il trattamento del trauma e che il mio cervello deve prima essere completamente cresciuto. Questo avverrà quando compirò 21 anni. Sono devastata, non posso più aspettare così tanto tempo”. E ancora: “Vado dritta al punto: al massimo entro 10 giorni morirò. Dopo anni di battaglie, sono esausta. Ho smesso di mangiare, di bere, e dopo averci a lungo ragionato, ho deciso di lasciarmi andare, perché la sofferenza è insopportabile. È finita. Per molto tempo la mia non è stata vita, ma sopravvivenza. Respiro ancora, ma non vivo più.

Era semplice verificare le fonti e invece l’informazione italiana ha prodotto titoli chiari, narrando una storia immaginaria. Qualche esempio?
Olanda: stuprata da piccola a 17 anni ottiene l’eutanasia (Ansa e TGcom24)
Noa, l’eutanasia a diciassette anni dopo la violenza (La Stampa)
Olanda, Noa si uccide legalmente a 17 anni grazie all’eutanasia (Il Primato Nazionale)
Olanda, 17enne depressa ottiene l’eutanasia: “La mia sofferenza è insopportabile” (Il Giornale)

Il primo a denunciare il dilagare di questa notizia falsa è stato Marco Cappato, dell’associazione Luca Coscioni, attraverso un Tweet:

L’Olanda ha autorizzato #eutanasia su una 17enne? FALSO!!! I media italiani non hanno verificato. L’Olanda aveva RIFIUTATO l’eutanasia a #Noa. Lei ha smesso di bere e mangiare e si è lasciata morire a casa, coi familiari consenzienti. Si attendono smentita e SCUSE.

Grazie a Cappato, tutti i giornali hanno rettificato la notizia, scusandosi o semplicemente cancellando gli articoli fasulli. Il Fatto Quotidiano, ad esempio, ha corretto l’articolo aggiungendo un commento della redazione “Questo articolo viene parzialmente modificato evitando di associare la storia della ragazza al termine eutanasia che, come anche questa redazione ha potuto verificare, non è appropriato. Ci scusiamo per l’errore”.

La mancanza di fact-checking e questo pressapochismo giornalistico è allarmante, soprattutto perché in questo caso ad essere caduti così in basso sono state anche le principali testate italiane. Conoscere la verità prima della pubblicazione di un articolo era davvero semplice eppure il risultato è stato buttare nella gogna mediatica la storia infinitamente triste di una ragazza di 17 anni per cui la vita era diventata troppo pesante da affrontare.

La verifica delle fonti e la conoscenza di altri rimedi per smascherare le fake news hanno un’importanza strategica per il mondo dell’informazione e per chi frequenta ogni giorno gli ambienti digitali.

Il nostro progetto “La generazione Z tra fake news e cyber bullismo: l’importanza dell’alfabetizzazione digitale” mira proprio a formare i giovanissimi a comprendere le dinamiche del web e dell’informazione per renderli cittadini con capacità critica e di discernimento.

Ci rivogliamo agli studenti e ai docenti per accompagnarli in un percorso di media literacy, ossia renderli capaci di accedere ai media, comprenderli, valutare criticamente i diversi aspetti dei media a cominciare dai loro contenuti, a creare comunicazione in una varietà di contesti.

Per maggiori informazioni potete contattarci allo 06 69345203 o scriverci a info@mugagency.com