Facebook censura le fake news

Social Media Marketing Sanitario: come e perché farlo
19 luglio 2018

In casa Facebook non sono sicuramente ore facili: dopo la presentazione dei non brillanti risultati dell’ultimo trimestre, in cui si registrano la crescita di utenti più bassa della sua storia e l’abbassamento della media degli utenti attivi giornalieri in Europa, il colosso di Palo Alto ha perso il 20% del proprio valore in borsa.

Forse per tentare di riprendersi parte degli utenti che stanno abbandonando la piattaforma a causa della presenza troppo invasiva di pubblicità e fake news o forse per una strategica forma di filantropia e responsabilità sociale, Facebook sta prendendo ulteriori iniziative per contrastare le “bufale” che imperversano sul social di Zuckerberg.

Negli ultimi giorni Facebook ha cambiato la propria policy e immediatamente si è servito della novità per rimuovere alcune fake news in Sri Lanka, che sono state la concausa di attacchi violenti contro la comunità musulmana del Paese. I post in questione sono stati identificati in una collaborazione tra macchina e uomo, in una combinazione tra intelligenza artificiale e organizzazioni locali e internazionali.

Tutto inizia ad aprile, quando il governo dello Sri Lanka ha pubblicamente accusato Facebook di aver agito come piattaforma di diffusione d’odio e di non essere intervenuta in alcun modo, nonostante gli impegni formali presi.

In Sri Lanka il 75% della popolazione è buddista ma il Paese conta di minoranze cristiane, induiste e musulmane. In particolare, le tensioni tra comunità buddista e quella musulmana, che rappresenta il 5% della popolazione totale, esistono da decenni e nella guerra civile terminata nel 2009 sono morte oltre 100 mila persone. In questo lento percorso di riconciliazione non mancano momenti di altissima tensione. Il New York Times ha recentemente pubblicato un lungo reportage in cui viene anche messo in evidenza il ruolo che Facebook potrebbe aver avuto nello scoppio di episodi di violenza. Ricordiamo che Facebook basa il proprio funzionamento su un algoritmo che, sulla base di alcune variabili e preferenze, privilegia alcuni post più di altri.

Il New York Times racconta un episodio avvenuto in una piccola città ad est del Paese, Ampara. Secondo alcuni post che sono circolati su Facebook nella sua versione cingalese, Ampara era l’epicentro di un complotto musulmano volto a sterilizzare e distruggere la maggioranza buddista dello Sri Lanka. Come riporta ilpost.it “due fratelli musulmani decisero di aprire proprio ad Ampara un ristorante. Lo scorso febbraio un cliente cominciò a protestare dicendo di aver trovato qualcosa nel suo cibo. Il giorno prima una bufala diventata virale su Facebook affermava che la polizia aveva sequestrato a un farmacista musulmano di Ampara 23 mila pillole per la sterilizzazione. Il cliente stava dunque chiedendo se nel suo cibo fossero state messe quelle medicine e aveva attirato attorno a sé un gran numero di persone molto arrabbiate. Uno dei due fratelli, Farsith, un ragazzo di 28 anni che non parlava cingalese, non capì che cosa gli era stato chiesto, fraintese la domanda e per la paura che dire la cosa sbagliata avrebbe aumentato la tensione fece una timida ammissione. La folla, ottenuta una specie di conferma, aggredì fisicamente il ragazzo, distrusse il negozio e incendiò la moschea locale.” L’ammissione di Farsith era stata ripresa con un cellulare e successivamente pubblicata su Facebook come la prova definitiva dei complotti che i musulmani stavano organizzando contro i buddisti. Il video di Ampara ha causato il moltiplicarsi di messaggi di odio da parte di alcuni gruppi nazionalisti, in cui c’era scritto che era necessario «uccidere tutti i musulmani» e non «risparmiare neanche un bambino». La violenza si diffuse ben presto anche in diverse altre città del Paese, alcune moschee vennero incendiate e distrutti negozi e abitazioni di proprietà di musulmani.

L’autorità delle telecomunicazioni dello Sri Lanka ha dunque deciso di bloccare l’accesso ai principali social network con il fine di impedire che messaggi di odio interreligiosi potessero continuare a diffondersi in rete e quindi nel Paese. Un gesto conseguente al rifiuto di Facebook di rimuovere quei numerosi post.

È notizia del 18 luglio che finalmente Facebook ha attivato la “censura” delle fake news proprio in Sri Lanka. A seguito di questa sperimentazione la nuova policy verrà estesa nei prossimi mesi anche ad altri Paesi.

Facebook, e i social network in generale, ha profondamente cambiato il mondo della comunicazione commerciale, politica e interpersonale. Le piattaforme social hanno anche rivoluzionato il mondo dell’informazione, ora accessibile a tutti, in qualsiasi momento e luogo, da ogni dispositivo. Laddove però non ci sono gli adeguati livelli culturali per potersi orientare in questo mare di informazione digitale, si rischia di non riconoscere le montature, le esasperazioni, i messaggi di odio ingiustificato e non supportato da dati empirici. Questo è vero in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, ma molto spesso è ancora più evidente e rischioso nei Paesi in via di sviluppo.

Nei Paesi del sud del mondo, Facebook ricopre un ruolo molto importante: mantiene in contatto le famiglie in cui alcuni membri emigrano per motivi di lavoro, fornisce uno spazio di comunicazione aperto, libera l’accesso alle informazioni tanto che, ad esempio in Sri Lanka, alcuni funzionari governativi dicono che è stato essenziale per la recente transizione democratica. Ma il lato oscuro del social network è che promuove e mostra ciò che attira maggiormente l’attenzione degli utenti. Spesso l’utente è attratto da messaggi che fanno riferimento a emozioni negative come la paura o la rabbia, le condivide con più facilità e aiuta dunque a diffondere notizie non vere.

Fake news che, appunto, contribuiscono ad inasprire gli animi e a creare un clima di intolleranza e razzismo.