FaceApp, è allerta privacy

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14 Luglio 2019

FaceApp, è allerta privacy

Siamo sicuri che molti di voi si sono già dilettati ad utilizzarla e a condividere con i vostri amici le trasformazione dei vostri volti con i tanti filtri che l’app vi mette a disposizione. Grazie alla #FaceAppChallenge, che proprio in questi giorni sta impazzando sui social network, l’app che modifica i tratti del viso, ha da poco aggiunto il filtro che invecchia i volti conquistando migliaia di utenti, VIP e addirittura politici.

Ma in tutto questo entusiasmo c’è una domanda da porsi: dove vanno a finire i nostri volti?

FaceApp, scaricata da oltre 80 milioni di persone in tutto il mondo da quando è approdata sugli Store nel gennaio 2017, appartiene ad un’azienda russa, la Wireless Lab OOO, con sede a San Pietroburgo. La società dichiara di possedere dei server negli Stati Uniti.

Il ritorno alla ribalta dell’App, che utilizza potenti software di intelligenza artificiale e reti neurali generative avversarie, ha segnato più di 400 mila download solo nel mese di giugno, generando una revenue di 300mila dollari. Il problema riguarda la privacy, molto vaga ed evasiva.

Come riporta Wired, “Se i server fossero davvero negli Stati Uniti, Faceapp si dovrebbe premurare di ricordare che partecipa al Privacy Shield, ossia l’accordo tra Washington e l’Unione europea per tutelare anche oltreoceano i dati dei cittadini europei secondo le norme del Gdpr. Ma non c’è nessun cenno, quindi zero garanzie per i cittadini europei che avessero reclami da fare.

A testimonianza che alla società russa non interessa molto della privacy dei cittadini europei c’è il fatto che l’informativa della privacy è aggiornata al 2017, ben prima dell’entrata in vigore del GDPR (il regolamento europea in tema di trattamento dei dati personali). L’informativa non specifica, come dovrebbe, dove vengono conservati i dati, per quanto tempo e con chi vengono condivisi.

L’app, oltre a farci divertire e a catturare le nostre foto, raccoglie tanti altri dati, quali le pagine internet che visitiamo attraverso l’inserimento di un web beacon che monitora il comportamento di navigazione di un utente, i dati di localizzazione, i file multimediali di Whatsapp e, soprattutto, i vostri dati biometrici.

Wired solleva una questione davvero preoccupante: “L’impressione è che il gruppo russo stia archiviando uno dei più ricchi e puliti dataset di volti al mondo per allenare l’intelligenza artificiale al riconoscimento facciale”.

Quando l’avete scaricata, avete per caso accettato l’informativa della privacy? No, perché non vi viene richiesta, dando per scontato il vostro assenso.

Sicuri di voler continuare a divertirvi senza avere garanzia di come verranno trattati i vostri dati?