Facebook salva la vita: negli Stati Uniti viene testato l’algoritmo anti-suicidio

Facebook la chiama “proactive detection”, una intelligenza artificiale progettata per analizzare tutti i post alla ricerca di argomenti o parole che possano essere associate a tendenze suicide.

La funzione è sotto fase di test negli Stati Uniti, dove negli ultimi mesi Facebook ha lavorato a stretto contatto con le autorità competenti. Come funziona? Dopo aver trovato un riscontro, l’algoritmo passa il caso ad un team di moderatori costruito ad hoc per il servizio, incaricato di avvertire i familiari, istituti specializzati o addirittura interfacciarsi in prima persona con l'utente.

Durante il test, in pochi mesi sono stati individuati circa cento soggetti. L'approccio di Facebook non esamina solo i post degli utenti: l’algoritmo controlla anche i vari commenti degli amici che possono far pensare a una situazione di difficoltà (frasi come “tutto ok?” “stai bene” e “posso aiutarti?” sono fondamentali per l’individuazione dei soggetti). Una attenzione particolare è riservata ovviamente a tutte le segnalazioni che gli utenti producono quando si imbattono in contenuti allarmanti sulla piattaforma.

"Il suicidio è una delle prime cause di morte tra i giovani e questo è un nuovo approccio alla prevenzione, il nostro obiettivo è far avere velocemente, alle persone che esprimono pensieri sul suicidio, il sostegno di cui hanno bisogno" questo il commento del CEO Mark Zuckerberg. L’obiettivo di Facebook è quindi quello di agire tempestivamente, una sorta di “ambulanza digital” automatizzata, attiva 24 ore su 24, sette giorni alla settimana. Nella battaglia contro la prevenzione dei suicidi il Social Network non sarà da solo, per ora sono state strette circa 80 collaborazioni con enti come la N.S.P.L. (National Suicide Prevention Lifeline), la Forefront e Save.org.

La questione sembra avere solo aspetti positivi, le problematiche sorgono quando si inserisce la Privacy degli utenti all’interno del discorso. Se, da una parte, l’intenzione di Facebook è esclusivamente di prevenzione, dall’altra un continuo e costante “scan” dei contenuti degli utenti potrebbe far storcere il naso a qualcuno. La stessa azione di essere contattati da un moderatore potrebbe essere vista come invasiva dagli utenti, nonostante l’intenzione assolutamente benevola.

Vediamo come si evolverà questa caratteristica e se effettivamente sarà di aiuto al popolo di Facebook. 

A quando il rilascio per gli utenti europei?

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