Addio ai meme: il parlamento europeo potrebbe bannarli

Tra i vari argomenti che nelle giornate del 20 e 21 giugno verranno presi in considerazione c’è anche l’articolo 13 che potrebbe generare la censura dei meme.

ADDIO AI MEME

È tempo di copyright. La commissione giuridica del Parlamento europeo, infatti, ha deciso di dedicare la giusta attenzione all’argomento e di mettere al voto le modifiche discusse in relazioni alle normative vigenti ma, le recenti anticipazioni condivise hanno scatenato numerose critiche e disapprovazioni.

Tra i vari argomenti che nelle giornate del 20 e 21 giugno verranno presi in considerazione c’è anche l’articolo 13 che potrebbe generare la censura dei meme.

L’articolo 13 prevede l’adozione di misure restrittive che garantiscano il rispetto degli accordi stipulati con i titolari dei diritti di alcune opere, ma ciò significherebbe, inevitabilmente, anche la censura delle stesse, dal momento che altre modalità pensate per il rispetto della legge non appaiono altrettanto valide.  Rientrerebbero in questa categoria anche i meme, amatissimi dai giovani, e non solo, che includendo frame di film, programmi e serie tv diverrebbero perseguibili.

L’articolo 13 minerebbe la libertà degli utenti?

La legge in oggetto, nota come direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, ha riscontrato il disappunto dei più, dal momento che le nuove proposte potrebbero minare i principi europei di scienza aperta e libertà di espressione. Portavoce di questa teoria anche l’insigne Tim Berners-Lee, il quale sostiene che:

“L’articolo 13 compie un passo senza precedenti verso la trasformazione di Internet da una piattaforma aperta per la condivisione e l’innovazione, in uno strumento per la sorveglianza e il controllo automatizzato degli utenti.”

È stata così istituita la campagna Save Your Intenet, promotrice di un servizio che sprona gli utenti a contattare i rispettivi esponenti prima del voto e ad invitarli a rifiutare quella che a tutti gli effetti viene considerata come una censura.

C’è chi, con previdenza, ha già provveduto a seguire le nuove norme relative al copyright apparendo però, agli occhi degli utenti o esageratamente severo o decisamente inconcludente. La confusione sull’argomento ha portato però serie conseguenze come la denuncia operata da diversi soggetti (ben 4), nel gennaio del 2018 a rivendicare la proprietà intellettuale del brusio inserito in un video su YouTube, pubblicato da Sebastian Tomczak. Se Tomczak ha voluto provocare creando una trappola perfetta, gli utenti hanno dimostrato l’assenza totale di buonsenso davanti ad una tale opportunità.

Si può realmente rivendicare anche un rumore bianco?

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